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| Vestibolo della Biblioteca |
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| Cappella dei Principi |
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| visione d'insieme dall'esterno |
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Nell’anno della partenza di Michelangelo da Firenze (1534) i lavori di compimento della Biblioteca e della Sagrestia Nuova progettati e per 14 anni seguiti direttamente da Michelangelo furono affidati dal duca Cosimo I, a cui stava a cuore la sistemazione del sepolcreto di famiglia, a Giorgio Vasari e Bartolomeo Ammannati.
Lo stesso Vasari, architetto ufficiale del granduca, fu l’esecutore di un primo modello per quella che sarebbe diventata la “terza Sacrestia” del complesso, la Cappella dei Principi. Concepita come monumento che con il suo splendore e il suo sfarzo esaltasse la potenza della famiglia Medici in maniera ineguagliabile, e seguendo i nuovi emergenti concetti di stupore e meraviglia, la Cappella dei Principi rappresenta un altro momento fondamentale nelle vicende costruttive della fabbrica di San Lorenzo. Rimasti incompiuti i progetti del Vasari così come quello di Bernardo Buontalenti, ritenuto troppo dispendioso, nel 1605 fu iniziata la costruzione del mausoleo secondo il modello di don Giovanni dei Medici, un esponente della famiglia, approvato da una commissione di undici architetti. La direzione dei lavori fu inizialmente affidata a Matteo Nigetti (morto nel 1649), ma la costruzione della sfarzosa cappella, interamente rivestita e decorata con marmi, pietre preziose ed opere di “commesso” grazie all’incessante attività dell’Opificio delle Pietre Dure fondato da Francesco I nel 1588, è da ritenersi come l’emblema stesso dell’incompiutezza del grandioso complesso laurenziano: la sua costruzione non può ritenersi conclusa neppure quando la stirpe dei Medici si estinse, nel 1737, cedendo il posto alla dinastia dei Lorena e l’opera di completamento degli arredi, la decorazione della cupola ed il rivestimento del pavimento sono tutti interventi otto-novecenteschi.
Certamente la Cappella dei Principi non ha uguali a Firenze per quanto si riferisce ai mezzi messi in atto per la sua esecuzione, al suo esistere e coesistere nei secoli e fin nel nostro tempo per via di una ininterrotta operazione di rifinitura mai giunta a compimento.
Altri interventi successivi di rilievo nel complesso laurenziano, a parte il cantiere infinito della Cappella dei Principi, furono il campanile settecentesco, voluto da Anna Maria Luisa de’Medici, opera di Ferdinando Ruggeri (1740), la decorazione della cupola nel coro della basilica ad opera di Vincenzo Meucci (1742) e gli interventi ottocenteschi di gusto neoclassico e neorinascimentale di Gaspare Maria Paoletti, autore dell’altar maggiore in commesso di pietre dure, e di Giuseppe Baccani, al quale si devono le consistenti modifiche e l’attuale aspetto del Coro, che fino alla seconda metà del Cinquecento ospitava affreschi del Pontormo, poi andati perduti.
Discorso a sè meriterebbe la storia dei tentativi e dei concorsi indetti per la realizzazione della facciata della chiesa, poi rimasta incompiuta, a costituire probabilmente una delle più suggestive redazioni “grezze” degli ultimi secoli, là dove nell’Ottocento furono realizzate le facciate di molte delle più importanti chiese fiorentine.
Dopo i concorsi ed i progetti che videro impegnati importanti architetti del Cinquecento fiorentino, tra cui spicca il nome di Michelangelo Buonarroti, che tuttavia non fu il solo a lasciare la sua proposta di facciata, il problema della facciata incompiuta di San Lorenzo fu riaperto nell’Ottocento, con le proposte dell’architetto Pasquale Poccianti, che pur non andarono ad effetto.
Altri concorsi per la facciata furono banditi nei primi anni del Novecento, ma così come quelli per la lanterna delle cupola della Cappella dei Principi, rimasero privi di esecuzione.
Forse dunque proprio l’incompiutezza di molte delle parti costitutive del complesso laurenziano costituisce la peculiarità più incisiva dell’intero monumento, così articolato dal punto di vista architettonico, ma così coerente nell’essere identificato come monumento rappresentativo di tutte le epoche storiche. Un monumento in continua evoluzione, da un secolo posto sotto la tutela dell’Opera Medicea Laurenziana.
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