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Sagrestia Vecchia, veduta d'insieme  

Sagrestia "Vecchia"

Originariamente chiamata “Sagrestia di San Lorenzo”, fu denominata con l’appellativo “Vecchia” soltanto a seguito della costruzione della “Sagrestia Nuova”, ad essa perfettamente speculare, che Michelangelo edificò al lato opposto della basilica più di un secolo dopo (1519-1534).

L’interno dell’edificio, disegnato da Filippo Brunelleschi e costruito interamente sotto la sua sorveglianza, è il manifesto dell’architettura rinascimentale, che si fonda sull’armonia dei rapporti geometrici fra il cerchio ed il quadrato ed il recupero del ritmo e delle misure antiche. Considerate le modestissime dimensioni della cappella, l’impressione di grandezza che essa suscita rinnova sempre lo stesso stupore che vi provarono i primi visitatori fiorentini e forestieri, abituati agli espedienti edificatori degli architetti gotici e romanici. 

Commissionata ed edificata a spese del fondatore della casata, Giovanni di Averardo dei Medici (padre di Cosimo Il Vecchio), questo ambiente è il primo esempio di cappella isolata destinata al culto dei morti di una sola famiglia, anche se, per non suscitare pericolosi sdegni, fu oculatamente destinata all’uso pubblico di sagrestia. Dedicazione, insegne araldiche, imprese, tutto parla dei Medici; ma lo stupendo edificio era al servizio del popolo. Costruita per accogliere il corpo di Giovanni e di sua moglie Piccarda Bueri (seppelliti nel sarcofago che si trova al centro dello spazio, coperto da un tavolo attribuito al Brunelleschi stesso), fu dedicata al patrono S.Giovanni Evangelista, la cui effige primeggia negli elementi decorativi che accompagnano l’architettura.

Il complesso decorativo è frutto della collaborazione di Brunelleschi con Donatello ed i suoi “garzoni di bottega”: l’amicizia e lo studio fatto in comune delle antiche opere d’arte a Roma e a Firenze permisero di arrivare ad uno dei più alti risultati di armonia tra architettura e plastica mai raggiunti. Non si sa tuttavia con certezza quanto nel progetto iniziale fossero chiare le profonde connessioni tra architettura e scultura, quanto del programma decorativo poi realizzato fosse frutto della effettiva collaborazione dei due artisti. Certo è che la Sagrestia Vecchia rappresenta la prima grande commissione medicea a Donatello.  

Fu eretta fra il 1422 ed il 1428, ma la decorazione dell’edificio, che prese avvio subito dopo la costruzione, subì fasi di arresto causate dalle movimentate vicende politiche della famiglia committente, e si concluse soltanto intorno al 1444, anno in cui Donatello abbandonò Firenze per trasferirsi a Padova.

Di Donatello è il fregio della trabeazione con le teste di cherubini e gli otto medaglioni di stucco colorato, alternati a maggior e minor rilievo, con i quattro evangelisti, nelle lunette al colmo degli archi e con gli episodi della vita di S.Giovanni, nei pennacchi sotto la cupola: la Resurrezione di Drusiana, la Visione nell’isola di Patmos, il Martirio e l’Assunzione al cielo.

Di Donatello sono ancora i due lunettoni con bassorilievi che sovrastano le porte bronzee a fianco dell’abside, in cui spiccano da un fondo dorato, quasi statue in potenza realistica a grandezza naturale, le due coppie di martiri: S.Stefano e S.Lorenzo, a sinistra, e i Ss. Cosma e Damiano, eletti, per la professione che esercitarono, a protettori della casata dei Medici, a destra.

I rilievi in stucco vennero liberati da più strati di vernice bianca nel 1912-1913, riportando così alla luce resti dell’originale policromia, poi totalmente ripristinata negli anni ’80 del Novecento. Si tratta essenzialmente di una triade cromatica di rosso, bianco e blu che, data la composizione a figure piccole (nelle storie di San Giovanni) e la grande distanza dell’opera dallo spettatore, contribuisce ad una migliore leggibilità della raffigurazione.

Con la decorazione della Sagrestia Vecchia Donatello aprì al rilievo una nuova possibilità di applicazione: quella di essere, al pari degli affreschi e dei dipinti, elemento decorativo di ambienti interni. Per quanto riguarda la tecnica, se in seguito i tondi a rilievo verranno realizzati in terracotta invetriata piuttosto che in stucco, qui Donatello volle sperimentare invece una tecnica insolita, probabilmente derivatagli da spunti classici, che richiede un lavoro di getto, eseguito sul posto sulla base di disegni preparatori. Studi recenti hanno infatti rivelato come Donatello abbia lavorato con grande rapidità, scostandosi talvolta anche dalle proprie tracce di partenza. I suoi strumenti di lavoro erano costituiti da spatole, legnetti appuntiti, stili metallici e, occasionalmente, anche le dita. 

Di eccezionale bellezza sono poi le quaranta figura di santi che decorano le quattro imposte delle porte di bronzo della sagrestia, nelle quali lo spirito realistico di Donatello appare in tutta la sua evidenza: la straordinaria varietà di pose drammatiche di queste figure, gli atteggiamenti realistici e concitati sono frutto di un’immediata ispirazione, una naturalezza che non venne sempre capita dai contemporanei.

Nella porta destra, detta porta deiSanti (o degli Apostoli), sono rappresentati il precursore e gli esponenti della Dottrina: S.Giovanni Battista, gli Apostoli, gli Evangelisti, i Quattro Dottori, S.Agostino e S.Girolamo, S.Gregorio e S.Ambrogio.

Nella porta sinistra, dedicata invece alla Testimonianza, è rappresentata la schiera dei Martiri, dei quali sono stati identificati solo i primi due, S.Stefano e S.Lorenzo. 

Al disegno di Donatello sono infine assegnate le elegantissime decorazioni di marmi traforati ai parapetti della cappella. L’altare, che doveva essere in origine (1432) spostato in avanti per la celebrazione secondo il rito ambrosiano, ha nella sua parte anteriore, in bassorilievo, una Madonna col Bambino che succhia le dita, fra Isaia ed Ezechiele; nel tergo, lo sportello per le reliquie fra le figure di Geremia e Daniele; è attribuito al ventenne Andrea di Lazzaro Cavalcanti, detto il Buggiano, dal suo paese natale (1412-1462), allievo ed erede del Brunelleschi. 

Nella cupoletta dell’abside è affrescata in azzurro, turchino ed oro, una singolarissima figurazione simbolica del cielo di Firenze alla data del 4 o 5 luglio 1442, attribuita a Giuliano d’Arrigo detto Pesello ed eseguita probabilmente per celebrare la nascita di Piero de’Medici. Gli studiosi non sono concordi sulla data e sulle motivazioni della raffigurazione. Comunque, sia che la rappresentazione astrologica si riferisca alla vita di Giovanni de’Medici sia che faccia riferimento al giorno di consacrazione dell’altare (9 giugno 1422) essa è di particolare interesse perché è il segno dell’importanza che nel Rinascimento fu attribuita all’astrologia, perfino in ambiente ecclesiastico. 

Il busto in terracotta che poggia sul banco opposto all’altare, per molto tempo attribuito a Donatello, è opera in cui la rappresentazione della bellezza delle forme umane trova perfetta corrispondenza nella comprensione spirituale dell’animo disposto al martirio. E’ stata più verosimilmente attribuita a Desiderio da Settignano, ma la sua attribuzione rimane incerta, così come l’identità del santo rappresentato. Se la tradizione lo aveva sempre riconosciuto come San Lorenzo, la critica recente lo ha invece identificato in San Leonardo, considerandone la sua originaria collocazione nella Cappella Neroni (la quarta della navata laterale sinistra), dedicata appunto a questo santo, dalla quale venne poi spostata nella Sagrestia Vecchia. 

Nella stanzetta adiacente, alla parete, vi è un monumentale lavabo, opera di allievi della bottega di Donatello, fra cui Andrea del Verrocchio, che ne avrebbe fatto il disegno.

L’impresa sovrastante, il falcone con l’anello dalla punta di diamante e il motto “Semper”, fu usata da Cosimo il Vecchio de’Medici e poi da suo figlio Piero e dai suoi discendenti. 

I pancali per gli arredi sacri e il bancone, dai pannelli intarsiati a motivi decorativi e geometrici, sono le ultime opere che compirono l’arredamento di questo mirabile edificio, il quale, alla morte di Cosimo (1464) si presentava come un complesso omogeneo. I nipoti di Cosimo, Lorenzo e Giuliano, riuscirono tuttavia ad aggiungervi altre opere eccelse: per loro commissione Andrea del Verrocchio ideò, nel 1472, lo splendido Monumento funebre di Giovanni e Piero de’ Medici, che in linea con gli intenti originari che avevano portato il primo committente alla costruzione della sacrestia, si inserì perfettamente nel programma dei Medici di fare di San Lorenzo un mausoleo mediceo.