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Nel 1515, in occasione della sosta a Firenze di Papa Leone X (papa mediceo in quanto figlio di Lorenzo il Magnifico), la basilica di San Lorenzo richiamò l’attenzione e l’impegno dei più grandi artisti del tempo, per i quali egli bandì e patrocinò il concorso per la realizzazione della facciata, poi rimasta incompiuta. Il concorso del 1515 vide infatti impegnati alcuni fra i più brillanti ingegni del tempo, come Raffaello Sanzio, Giuliano da Sangallo, Baccio d’Agnolo, Andrea e Jacopo Sansovino. Ma tra tutti spiccò la figura di Michelangelo Buonarroti, che proprio con la sua proposta di facciata (della quale possediamo un modello ligneo realizzato nel 1518 e conservato al Museo di Casa Buonarroti) segnò il suo ingresso in un cantiere nel quale il grande genio avrebbe lasciato il segno indelebile della sua architettura e della sua scultura.
Michelangelo fu l’indiscusso protagonista della fase di ampliamento del complesso laurenziano, e si distinse qui con alcune delle sue più celebri opere, la Biblioteca Medicea Laurenziana, la Sagrestia “Nuova”(attualmente annessa al Museo delle Cappelle Medicee) e la controfacciata della chiesa, che si inseriva nel più ampio progetto di realizzazione della facciata poi rimasto incompiuto nella parete esterna. Michelangelo lavorò a San Lorenzo fra l’inizio del 1520 e il 1534, anno in cui abbandonò definitivamente Firenze per Roma.
La sua opera nel complesso laurenziano, di straordinaria importanza per la caratteristica di essere una bella commistione tra le due grandi doti di architetto e di scultore, è importante anche per il ruolo che l’artista tenne nei confronti della famiglia Medici, e rappresentò un raro caso, per l’epoca, di una collaborazione libera tra committente e artista. Per quasi un quindicennio infatti San Lorenzo fu per il Buonarroti un cantiere permanente, un laboratorio di grandi imprese ed i Medici furono i suoi committenti e i suoi finanziatori; ciò non impedì tuttavia a Michelangelo di essere un loro fiero avversario politico: egli non fece mai mistero delle sue simpatie democratiche e repubblicane e quando i fiorentini conobbero la loro ultima stagione di libertà (1527-1530) Michelangelo fu sostenitore convinto del nuovo governo. L’epico assedio del 1530 lo vide impegnato in difesa della città in qualità di ingegnere militare. Tuttavia i Medici, una volta rientrati vittoriosi in città, non perseguitarono affatto il nemico politico, il quale anzi fu chiamato a continuare il suo servizio e a finire i lavori iniziati. Fu Michelangelo però a scegliere diversamente, decidendo di trasferirsi a Roma alla corte papale. E ancora una volta non fu ostacolato nella sua scelta, manifestazione ulteriore della grande apertura mentale degli esponenti della casata, della lungimiranza nell’assegnare il primato della gloria personale all’arte piuttosto che alla politica, ad artisti che con il loro eccezionale talento avrebbero immortalato la loro fama e il loro prestigio.
In questo senso e alla luce di queste verità storiche vanno lette ed interpretate le opere di Michelangelo in San Lorenzo, al di là del loro inestimabile valore artistico universalmente riconosciuto.
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